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Cammini sopra i confini o dentro un’idea?

iosonovulnerabile si fonda su tre concetti interconnessi - Organismi Artistici Comunicanti, Corpo-Oltre-Materia, Tessuto-Trama-Cosmica - che insieme costruiscono un linguaggio capace di attraversare arte, filosofia e condizione umana.
Organismi Artistici Comunicanti (OAC)
Gli 'Organismi-Artistici-Comunicanti (OAC)' rappresentano il cuore pulsante del progetto 'iosonovulnerabile'. Essi incarnano una nuova concezione dei dispositivi artistici contemporanei: non piĂš oggetto fisso o simbolo statico, ma un processo dinamico, in perenne interazione con la vita e la realtĂ circostante. Gli OAC traggono ispirazione da una tradizione che abbraccia diverse epoche artistiche e filosofiche, fondendo esistenzialismo, fenomenologia e avanguardie come dadaismo e surrealismo.
Per l'OAC, l'arte è un organismo vivente: respira, cresce, si trasforma e, inevitabilmente, si deteriora. Qui risuona il pensiero di filosofi come Henri Bergson e Gilles Deleuze, per i quali la vita e il tempo sono flussi inafferrabili, resistenti alla fissazione. Come il concetto di durÊe di Henri Bergson, che descrive il tempo come un flusso indivisibile di esperienze e trasformazioni, cosÏ gli OAC liberano l'arte dalla staticità , abbracciando il cambiamento continuo.
Gli OAC si collegano alla fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty, dove l'esperienza estetica è un'interazione tra soggetto e mondo. Non si limitano a essere contemplati, ma richiedono una partecipazione attiva, coinvolgendo lo spettatore sia fisicamente che mentalmente - il corpo non come un oggetto tra gli altri, ma come il mezzo attraverso cui il mondo si rivela.
La forma degli OAC è fluida, sempre in mutamento, sfidando l'idea tradizionale di arte come ricerca di perfezione e permanenza. La loro trasformazione, sottoposta a processi naturali, richiama l'entropia, un concetto caro all'arte povera e concettuale degli anni Sessanta e Settanta: opere come quelle di Joseph Beuys e Piero Manzoni trovano eco qui, dove l'arte non è mai completamente definita, ma è soggetta a un divenire continuo.
Conflitto e tensione caratterizzano gli OAC, che incarnano una dialettica tra forze opposte: scopo e accidente, estetica ed etica, passato e presente. In questo, ricordano le teorie di Theodor W. Adorno, per il quale l'arte è una forza negativa che rivela le contraddizioni della realtà . Gli OAC non offrono risposte definitive, ma aprono spazi di riflessione critica, esponendo l'ambiguità dell'esperienza umana.
Nel loro dinamismo, gli OAC trascendono le simboliche convenzionali per diventare medium relazionali, richiamando l'arte relazionale di Nicolas Bourriaud, in cui l'opera è un luogo di interazione piÚ che un oggetto compiuto. La loro esperienza si costruisce nel dialogo con lo spettatore, in un processo di co-creazione che dissolve i confini tra arte e vita.
Corpo-Oltre-Materia
Il concetto di 'Corpo-Oltre-Materia' esplora la complessitĂ del corpo umano, superando la sua materialitĂ per riflettere sulla sua vulnerabilitĂ , intimitĂ e capacitĂ di comunicare oltre i confini fisici. In un mondo dominato dalla virtualitĂ e dal consumo, il corpo viene riscoperto come un crocevia di dinamiche fisiche, emotive e spirituali.
Alla base di questo concetto vi è l'idea che il corpo non sia un semplice oggetto fisico, ma un'entità in continua trasformazione. Filosofi come Jean-Luc Nancy ci offrono una chiave per comprendere questa visione: il corpo, per Nancy, è un campo di forze che attraversa i confini tra interno ed esterno, tra sÊ e altro - un'entità relazionale, in dialogo costante con il mondo.
La vulnerabilità è qui vista come forza, non debolezza: è apertura, disponibilità a essere modificati dall'incontro con l'altro. Il corpo diventa un medium di comunicazione, un luogo di interazione, mai statico ma in continua evoluzione - richiamando le pratiche artistiche che utilizzano il corpo come strumento di esplorazione, dove l'arte diventa esperienza incarnata.
Il 'Corpo-Oltre-Materia' si espande attraverso l'e-mozione, intesa come movimento verso l'altro. Le emozioni non sono solo interiori, ma esperienze condivise che collegano i corpi: il corpo, in questo senso, è un campo di possibilità , un luogo di incontro tra dentro e fuori, tra materiale e immateriale.
Tessuto-Trama-Cosmica
'Tessuto-Trama-Cosmica' è un concetto che evoca una visione dell'universo come rete interconnessa di elementi in costante movimento e trasformazione. In questo mondo, le differenze tra natura e cultura, materia e spirito, ordine e caos si intrecciano, creando nuove forme di esistenza.
Ispirandosi a pensatori come Friedrich Nietzsche e Bruno Latour, il 'Tessuto-Trama-Cosmica' propone una visione del mondo come entità complessa e interdipendente. L'artista, lontano dall'idea di dispositivi artistici finiti, esplora le tensioni e i conflitti della realtà , utilizzando materiali che riflettono la transitorietà della vita: la rovina non è solo un segno di decadenza, ma un processo creativo. L'arte diventa un campo di forze dove materia e spirito si incontrano, generando nuove forme - un tessuto vivo che si nutre di contraddizioni, mantenendo le differenze in tensione, creando un'esperienza 'estetica-della-convergenza'.
Il 'Tessuto-Trama-Cosmica' si configura anche come un processo di riappropriazione del reale: l'arte come mezzo per rinnovare il nostro rapporto con il mondo, offrendo un'esperienza autentica che coinvolge corpo e mente. In un'epoca di forme fisse e consumabili, riafferma il valore dell'incompiutezza e della convergenza come elementi fondamentali per la creazione artistica e la comprensione del mondo.
Un linguaggio comune
Questi tre concetti â Organismi Artistici Comunicanti, Corpo-Oltre-Materia e Tessuto-Trama-Cosmica - non sono isolati, ma interconnessi, formando un linguaggio complesso che parla della nostra condizione umana in tutta la sua vulnerabilitĂ e forza. Essi ci invitano a riflettere sulla nostra esistenza, sulle nostre relazioni e sul nostro posto nell'universo, offrendo uno spazio per la contemplazione, la scoperta e la trasformazione.
In un'epoca in cui l'arte spesso si frammenta in forme e stili che rischiano di perdere il contatto con la realtà piÚ profonda, 'iosonovulnerabile' si presenta come un progetto che riafferma la necessità di esplorare temi universali e di passare il testimone di questi linguaggi e concetti alle generazioni future. à un invito a non smettere mai di interrogarsi, di cercare, di creare, perchÊ è solo attraverso questo processo che possiamo davvero comprendere e abbracciare la nostra vulnerabilità e, allo stesso tempo, la nostra capacità di trasformare il mondo.
Il percorso espositivo di 'iosonovulnerabile' si intreccia con una storia espositiva molto piĂš ampia, che dal 2020 ha portato l'artista in gallerie, musei e festival in Italia e all'estero.
Il percorso di 'iosonovulnerabile'
| Sede | CittĂ | Periodo |
|---|---|---|
| Villa Altieri â Palazzo della Cultura e della Memoria Storica | Roma, Italia | 6 dicembre 2024 â 23 febbraio 2025 |
| Istituto Italiano di Cultura di Parigi | Parigi, Francia | 3 settembre â 29 novembre 2024 |
| ExCarcere Pontificio di Velletri | Velletri, Italia | 30 settembre 2023 â 30 gennaio 2024 |
Storico espositivo generale
| Titolo | Organizzazione | Sede | CittĂ | Periodo |
|---|---|---|---|---|
| VIII Rome Art Week | Associazione Culturale KOU | Studio SMIR | Roma, Italia | 23â28 ottobre 2023 |
| XVIII Festival della Sociologia | Comune di Narni / Associazione Minerva | Auditorium M. Bortolotti â Complesso San Domenico | Narni, Italia | 6â8 ottobre 2023 |
| Biennale Antropocene | Vittorio Pavoncello | Scoglio di Quarto Art Space | Milano, Italia | 19 settembre â 2 ottobre 2023 |
| XVIII Tracce â La Poesia dell'Acqua | Comune di Narni / Associazione Minerva | Auditorium M. Bortolotti â Complesso San Domenico | Narni, Italia | 25 aprile â 14 maggio 2023 |
| III Hanami â Immaginazione Sostenibile | Accademia di Belle Arti di Roma | Orto Botanico | Roma, Italia | 15â16 aprile 2023 |
| Antropocene | Associazione Culturale Azioni d'Arte | Museo d'Arte Contemporanea | Guarcino, Italia | 22 ottobre 2022 |
| VII Rome Art Week | Associazione Culturale KOU | Studio SMIR | Roma, Italia | 29â30 ottobre 2022 |
| V Artes â Memorie Sedimentate | Artes APS | Galleria Febo e Dafne | Torino, Italia | 8â15 ottobre 2022 |
| Immaginazione Sostenibile tra Arte e Natura | Regione Lombardia / Comune di Monza | Giardino delle Serre di Villa Reale | Monza, Italia | 2â16 ottobre 2022 |
| Ritratti in Scena â L'Arte in Movimento | Associazione Settimo Cielo | Valle dell'Aniene / Piazza Marano Equo | Subiaco / Marano Equo, Italia | 25 giugno 2022 |
| Paesaggi â Esperimento per Tela e Partitura | Associazione Settimo Cielo | Castello Brancaccio | Roviano, Italia | 12 giugno â 9 settembre 2022 |
| White Carrara | EU4ART / Accademia di Belle Arti di Roma e Carrara | Piazza Antonio Gramsci | Carrara, Italia | 6â17 giugno 2022 |
| Biennale Antropocene | Art G.A.P. Gallery | Roma | Roma, Italia | 7â31 maggio 2022 |
| Sedute Impossibili | Floracult | Casali del Pino â Fendi | Roma, Italia | 23â25 aprile 2022 |
| II Hanami â Immaginazione Sostenibile | Accademia di Belle Arti di Roma | Orto Botanico | Roma, Italia | 8â10 aprile 2022 |
| Altra Dimensione | Singulart | SingulArt Gallery | Parigi, Francia | 3 marzo 2022 |
| Ex Tempore Before Xmas | Comune di Isernia | Chiostro di San Francesco | Isernia, Italia | 18â23 dicembre 2021 |
| XXVI Saturarte | Satura | Palazzo Stella | Genova, Italia | 11â22 dicembre 2021 |
| Beyond Time | Circuiti Dinamici | Spazi Espositivi | Milano, Italia | 21 novembre â 9 dicembre 2021 |
| VI Rome Art Week | Associazione Culturale KOU | Studio SMIR | Roma, Italia | 29â30 ottobre 2021 |
| Decontest | Contesteco | Centro Commerciale Europe 2 | Roma, Italia | marzoâsettembre 2021 |
| Myrooms | MyRoom | MyRoom | Palermo, Italia | 6â19 marzo 2021 |
| Radici Art Competition | Comune di San Giuliano Milanese | Sala Espositiva Mario Tapia Radic | San Giuliano Milanese, Italia | 18 febbraio â 4 marzo 2021 |
| XXXII Porticato Gaetano | Associazione Novecento | Pinacoteca di Gaeta | Gaeta, Italia | 30 gennaio â 31 marzo 2021 |
| Paesaggi Umani | Associazione Alauda | Ex Comune di Adelfia | Bari, Italia | 13 dicembre 2020 â 17 gennaio 2021 |
| New Normal | Singulart | SingulArt Gallery | Parigi, Francia | 12 dicembre 2020 |
| XXV Saturarte | Satura | Palazzo Stella | Genova, Italia | 12â23 dicembre 2020 |
| What is Art | Bloomer Gallery | Bloomer Gallery | Londra, Regno Unito | 4â10 dicembre 2020 |
| The Looking Glass and Behind It | Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo / MISP | Museo MISP | San Pietroburgo, Russia | 11 novembre 2020 â 14 febbraio 2021 |
| Motion in Art | Singulart | SingulArt Gallery | Parigi, Francia | 23 ottobre 2020 |
| V Rome Art Week | Associazione Culturale KOU | Studio SMIR | Roma, Italia | 26â31 ottobre 2020 |
| Emirates Art Connection | Fahidi Cultural Centre | Akaas Visual Artists Group | Dubai, EAU | 19â24 ottobre 2020 |
| Emirates Art Connection | Ministero della Cultura di Umm Al Quwain | Centro Culturale | Umm Al Quwain, EAU | 13â17 ottobre 2020 |
| Let's Do It | McLuc Culture | Centro Storico | Parma, Italia | 19 ottobre â 7 novembre 2020 |
| Let's Do It | Associazione Distretto A | Distretto Artistico di Faenza | Faenza, Italia | 10â24 ottobre 2020 |
| IV Artes â Flussi e Oltre | Artes APS | Palazzo Birago | Torino, Italia | 10â16 ottobre 2020 |
| III Premio Mestre Pittura | Associazione Circolo Veneto | Centro Candiani | Mestre, Italia | 19 settembre â 18 ottobre 2020 |
| Domani in Arte | Galleria d'Arte Moderna di Roma | Galleria d'Arte Moderna | Roma, Italia | 28 luglio â 1 novembre 2020 |
| 100 Pittori a Palazzo Fani | ACTAS Tuscania | Palazzo Fani | Tuscania, Italia | 16â28 luglio 2020 |
| L'Arca di Noè | exfabbricadellebambole | Ex Fabbrica delle Bambole | Milano, Italia | 16 maggio â 19 settembre 2020 |
| VIII Roma Ospita | La Scala d'Oro | Chiesa Valdese | Roma, Italia | 15 febbraio â 30 maggio 2020 |
Abbandonata di Velletri. Per gli uomini che costruiscono carriere e considerano il loro segno nel mondo, questa storia offre qualcosa che vale la pena esaminare: cosa succede quando la forza creativa incontra il decadimento istituzionale, e come confrontarsi con la vulnerabilitĂ diventa un atto di leadership.
Il Festival of Cinema NYC non distribuisce riconoscimenti alla leggera. Sostenuto dal National Endowment for the Arts, dal New York State Council on the Arts e dal New York City Department of Cultural Affairs, rappresenta una seria validazione culturale. Che il film nato in prigione del regista Sergio Mario Illuminato abbia ottenuto questo riconoscimento suggerisce che le istituzioni culturali americane riconoscono qualcosa di profondo nel suo approccio alle strutture di potere abbandonate.
Quando lâAutoritĂ Papale Diventa Tela Artistica
Lâex Prigione Pontificia di Velletri, 40 chilometri a sud-est di Roma, incarna il potere istituzionale in forma fisica. Costruita nel XIX secolo sotto lâautoritĂ papale quando la Chiesa Cattolica governava lâItalia centrale, questa struttura imponente serviva sia come tribunale che come centro di detenzione per gli Stati Pontifici. Per oltre un secolo, ha ospitato prigionieri, assistito a processi e incarnato il sistema giudiziario di unâera passata.
Chiusa negli anni â90 mentre lâItalia modernizzava il suo sistema penale, lâedificio rimase vuoto per tre decenni. Nel 2023, di fronte alla demolizione, sembrava destinato alla cancellazione dalla storia. Quello che seguĂŹ offre un caso di studio convincente su come gli spazi progettati per il controllo e la punizione possano diventare laboratori per lâespressione creativa.
Cambiamenti simili sono avvenuti in tutti i continenti. La Eastern State Penitentiary di Filadelfia ora ospita installazioni site-specific che affrontano temi di incarcerazione e giustizia. LâIsola di Alcatraz attira oltre 1,4 milioni di visitatori allâanno per vedere mostre dâarte che esplorano la storia stratificata della prigione. Questi spazi condividono qualcosa di cruciale: dimostrano come i luoghi costruiti per contenere e controllare possano diventare piattaforme per esaminare il potere stesso.
Gli Artisti Entrano nel Vuoto
Prima che la demolizione potesse procedere, pittori, fotografi, ballerini e musicisti rivendicarono la prigione di Velletri come loro casa temporanea. Per sei mesi, abitarono celle in decadimento e corridoi bui, trasformando ogni angolo in un laboratorio creativo. Questo atto di appropriazione ha peso: prendendo il controllo di un sito costruito per confinare, questi artisti hanno invertito lo scopo originale dellâedificio.
Il gruppo includeva i coreografi Patrizia Cavola e Ivan Truol della Compagnia Atacama, i fotografi Federico Marchi e Roberto Biagiotti, e i sound designer Andrea Moscianese e Davide Palmiotto. Il loro lavoro collaborativo divenne sia performance che documentazione, creando quello che sarebbe diventato VULNERARE.
Questo approccio agli spazi istituzionali abbandonati riflette un cambiamento culturale piĂš ampio. Alla Fremantle Prison in Australia, lâarte estensiva dei detenuti che copre 136 anni di operazione fornisce intuizioni sulle esperienze dei prigionieri e lâespressione culturale. Questi esempi suggeriscono che il lavoro creativo in ex siti di reclusione serve uno scopo piĂš profondo del mero spettacolo: ridefinisce come comprendiamo il potere, la memoria e la resilienza umana.
LâApproccio del Film: Cinema di Soglia
La metodologia di Illuminato, che chiama âTHRESHOLD CINEMAâ, cattura lâautenticitĂ attraverso improvvisazione e spontaneitĂ . Nessun copione, solo vita che accade. Questo approccio produce quello che definisce âOrganismi Artistici Comunicantiâ â opere viventi che cambiano e si trasformano davanti agli occhi dello spettatore.
Il linguaggio visivo del film si muove dalle immagini in bianco e nero del passato della prigione alle esplosioni di colore che rappresentano la rinascita. I ballerini si esibiscono in celle claustrofobiche, trasformandole in palcoscenici di libertĂ . La colonna sonora guida gli spettatori dal dramma carcerario verso la possibilitĂ creativa.
Lo storico dei media Bruno di Marino nota come âmuri, pavimenti, soffitti diventano tagli, ferite, falle. Gesti coreografici e materia pittorica si fondono in unâunica partitura visiva grazie al montaggio chirurgico e ai giochi di luce.â
PerchĂŠ Parla agli Uomini di Influenza
La ricerca contemporanea sulla leadership riconosce sempre piĂš la vulnerabilitĂ come una forza centrale piuttosto che una debolezza. I leader che abbracciano la vulnerabilitĂ costruiscono fiducia, favoriscono connessioni autentiche e creano ambienti collaborativi.
Il progetto VULNERARE incarna questo principio in forma fisica. Illuminato descrive la prigione come âuna cattedrale contemporanea della vulnerabilitĂ â dove lâarte esprime rinascita. La vulnerabilitĂ diventa cosĂŹ una struttura interpretativa del potere.
Dalle Ferite alla Bellezza
Il film si chiude con parole scolpite su un muro: âVulnerabile quindi vivo, lâarte è amare la realtĂ â. Nascosto nella traccia audio, un messaggio appare in codice Morse: IAMVULNERABLE. Riconoscere la vulnerabilitĂ non significa debolezza, ma presenza.
Come legge unâaltra iscrizione sul muro: âI tagli sulla pelle non sono unâillusione, non guariscono piĂš.â I segni diventano arte proprio perchĂŠ vengono riconosciuti.
VULNERARE porta la voce dellâItalia in America, mostrando cosa accade quando le ferite diventano possibilitĂ generativa. Entrare negli spazi abbandonati significa restituire voce a ciò che era stato rimosso.
Vi sono tre livelli della rappresentazione che si intrecciano in Vulnerare, tre livelli che ne generano poi â nel suo svolgimento â altrettanti, richiamando nella mente dello spettatore suggestioni ed emozioni.
Il primo è quello relativo al luogo, un carcere dismesso nello specifico, anche se la location rimanda quasi a un genere trasversale dellâaudiovisivo, ovvero la ri-messa in scena di spazi smantellati e fatiscenti che evocano un passato piĂš o meno recente e traspirano di memorie piĂš o meno dolorose (dai penitenziari borbonici ai manicomi pre-basagliani, ma vi sono anche le discoteche anni â80 in questo lungo elenco).
Il secondo livello è quello performativo: la danza diventa in alcuni casi il modo per riappropriarsi di questi siti, restituendo loro simbolicamente vita.
Il terzo livello è costituito dallâinserimento di alcune opere, realizzate dallo stesso artista-cineasta, nello spazio esplorato dalla videocamera: si tratta di quadri astratti che â collocati dentro le celle che hanno ospitato i detenuti â trasformano il luogo in una sorta di museo, caricandolo di ulteriori significati e, a loro volta, sono investiti anchâessi di inediti significati grazie allo spazio in cui si inseriscono perfettamente, in modo quasi da mimetizzarsi.
Lâintento di Vulnerare è di fondere insieme arte visiva, danza e cinema, con lâaggiunta di un commento sonoro di grande efficacia dove la musica si fa rumore e il rumore si fa musica (lâautore è Andrea Moscianese). Ma anche quello di costruire una possibile narrazione, cui contribuiscono le scritte di chi ha vissuto qui per anni, rinchiuso tra queste mura, gli oggetti, i faldoni processuali che rimandano a una kafkiana burocrazia, le piante che sono spuntate in mezzo al cemento riprendendosi il maltolto e â infine â tutte le possibili tracce e testimonianze di una dimensione temporale che continua a riverberarsi nel vuoto desolato.
Prima dei titoli di coda la didascalia ci avverte che il carcere dove siamo entrati è quello pontificio di Velletri, ma è unâinformazione che non aggiunge granchĂŠ alla nostra visione. Ciò che rimane sono le superfici che lo sguardo di Illuminato ci consente di percepire quasi tattilmente.
Pareti, pavimenti, soffitti, porte, finestre che diventano tagli, ferite, faglie, cesure, mentre i gesti coreografici â che si inscrivono dentro questa geometria di pieni e di vuoti architettonici â e la materia pittorica sulle tele, appese o appoggiate ai muri in mezzo ai detriti, diventano momenti di unâunica partitura visiva grazie ai travelling con la camera a mano, alle dissolvenze, ai giochi di chiaroscuro, alle intermittenze luminose, alle rapide zoomate, ai dettagli, agli stacchi improvvisi scanditi da un chirurgico montaggio.
Vulnerare può, infine, essere letto come unâunica installazione. E, in questo senso, la presenza dello stesso Illuminato allâinterno di uno dei cortili, sembra chiudere il cerchio. La sagoma dellâartista vista dallâalto fissa una frase (oppure sono due collegate tra loro?) che qualcuno ha scritto sul muro: âVulnerabile dunque vivo. Arte è amare la realtĂ â.
La vulnerabilitĂ rappresenta una debolezza poichĂŠ lâuomo può essere vittima di altri uomini, ma è anche la sua forza, in quanto cosciente di essere vivo perfino nel dolore. Anche lâartista è vulnerabile nel momento in cui affronta il reale, immergendovisi dentro.
La consapevolezza che fare arte vuol dire, inevitabilmente, amare la realtà non è un assunto sempre valido. Non lo è sicuramente per quegli artisti che, attraverso la creazione, cercano di sfuggire alla dimensione nella quale vivono.
Ma in questo caso il compito di chi fa arte è quello di raccontare la condizione umana allâinterno dellâuniverso concentrazionario, e ciò che resta della dignitĂ delle persone anche se private della loro libertĂ .
La proiezione del cortometraggio VULNERARE rappresenta un momento simbolico per la vita del progetto, il quale si sviluppa in diversi siti: IOSONOVULNERABILE ha avuto il suo incipit nel gennaio scorso attraverso una residenza dâartista negli spazi abbandonati dellâex carcere pontificio di Velletri, per approdare a Parigi e proseguire nel prossimo dicembre presso i locali seicenteschi del Museo Storico di Villa Altieri di Roma.
IOSONOVULNERABILE è un progetto complesso dove la vulnerabilitĂ umana, con le paure, le sconfitte e le debolezze che accompagnano lâesperienza terrena degli individui, viene raccontata e, se si vuole, esorcizzata e trasformata in emozione attraverso svariate forme artistiche quali fotografia, cinema, arte coreutica, teatro, musica, scenografia ed editoria.
Lâimportanza del progetto viene evidenziata dal Direttore dellâIstituto Italiano di Cultura di Parigi, Antonio Calbi, attraverso le seguenti parole: âLa cultura è occasione di formazione e di crescita e a volte anche di lotta contro le ingiustizie. Il primo passo per farlo è accettare le nostre stesse fragilitĂ in un mondo che continua a richiedere la perfezione, noi scegliamo di esaltare la vulnerabilitĂ , la bellezza del gesto semplice, puroâ.
VULNERARE: un cortometraggio materico
Lâopera prima di Sergio Mario Illuminato, nella sua durata di poco piĂš di 13 minuti, si presenta densa di significati, i quali originano per lo piĂš dallâosservazione della materia. Girato allâinterno dellâex carcere pontificio di Velletri, costruito nel 1860 e in disuso dal 1991, ora in procinto di cambiare destinazione dâuso, il film si presenta come una serie di immagini, sia a colori che in un suggestivo bianco e nero, nelle quali si mostra il passato, o meglio i richiami di molteplici vite (sofferenti, trattandosi di un carcere) che si sono espresse e represse in quei luoghi.
Reti, sbarre, porte, tralicci, faldoni accatastati sul pavimento, scritte sui muri e corridoi sono i protagonisti del corto, ma non solo. Intensi momenti performativi si rintracciano in azioni coreografiche che rievocano la corporeitĂ dellâumanitĂ che ha soggiornato in quei luoghi, cosĂŹ come le ombre che ricordano sedimenti di vita, legati a una memoria confusa che trasuda dai muri scrostati, dove la superficie malandata diventa essa stessa significato.
La materia come espressione della realtĂ
Durante la proiezione dellâaudiovisivo, impreziosito da una colonna sonora âspigolosaâ realizzata da Andrea Moscianese, si ha la sensazione di rievocare emozioni profonde non solo attraverso la vista, ma anche mediante una percezione quasi tattile delle immagini e degli oggetti mostrati.
Aprire quei faldoni impolverati e scorrere i nomi di chi quei luoghi ha vissuto nella vulnerabilitĂ del condannato incarna un desiderio dello spettatore. Ogni nome richiama un individuo, una storia, una vita segnata, spesso perduta nel silenzio di una storia che conserva piĂš i vincitori che gli sconfitti.
Il corto non indulge in derive autoreferenziali nÊ in linguaggi visivi escludenti, ma cerca un canale comunicativo diretto con il presente, parlando di memoria e di tempo, e dei luoghi in cui questa memoria si è depositata.
A proposito della sensazione tattile evocata dal film, colpisce una scritta su un muro: âI tagli sulla pelle non sono unâillusione, non guariscono piĂšâ, che sembra condensare lâimpatto della realtĂ sulla vita degli individui, lasciando segni indelebili.
Arte è amare la realtà qualunque sia
Il titolo del corto deriva dal latino vulnus, ferita, offesa, danno. Nel film di Illuminato queste ferite appaiono non riparabili: scritte sui muri, nomi nei registri, tracce che sopravvivono alla durata della pena e al soggetto stesso.
Non si tratta solo di passato, ma di una memoria ancora attiva, che si presenta come materia viva. Il film invita però a non considerare il passato come distanza, ma come esperienza da attualizzare nel presente, assumendo la vulnerabilità come condizione essenziale del rapporto con il reale.
In questo senso, il gesto artistico diventa un atto di esposizione: mostrare le proprie ferite, riconoscere la propria fragilitĂ , accettare lâimpossibilitĂ del controllo totale.
In questa prospettiva si inserisce anche il richiamo, in chiusura, alle parole di Pier Paolo Pasolini, che evocano un mondo in cui è possibile fallire e ricominciare senza perdere dignità .
Ne deriva un monito finale che attraversa lâintera opera: âvulnerabile dunque vivo, arte è amare la realtĂ â.
âiosonovulnerabileâ è un progetto in senso ampio âperformativoâ, naturalmente complesso perchĂŠ fatto di molte vie che si riallacciano, a tratti, tra loro. Le molte vie sono le opere esposte, le riflessioni dellâautore che le accompagnano, i riferimenti al passato e al presente â TĂ pies, Kiefer, Parmiggiani â e non ultimo il luogo espositivo dove tutto accade e si rigenera attraverso coloro che percorrono lo spazio dellâesposizione.
Ma complesso anche perchĂŠ consapevole dei limiti funzionali che hanno le opere in quanto linguaggio simbolico rispetto alla fluiditĂ dei processi che ci riguardano e ci coinvolgono. I corpi, ha scritto Jean-Luc Nancy in Corpus, âsono sempre sul punto di partire, nellâimminenza di un movimento, di una caduta, di un allontanamentoâŚâ cioè non sono forme da fissare come architetture stabili, o nel senso della fisica classica particelle consistenti ma stati di movimenti potenziali e relativi. In altre parole, i corpi abitano e i luoghi risentono degli abitanti.
Il âdispositivoâ, termine che spesso ritorna nelle riflessioni di Sergio Mario Illuminato, è un meccanismo fatto, appunto, di piĂš parti in relazione tra loro, non tanto in senso meccanicistico e quindi formale, frutto di composizioni e misure, ma parti che si ibridano per continuitĂ . Il dispositivo, organismo complesso, è quindi alla base di un sentire che filtra tra i vari elementi: opere e luogo. Tutto è strettamente connesso, tanto che il pensiero (forse bisognerebbe dire lo spirito) che circola tra i vari media (i quadri, il testo, il luogo) è il vero dispositivo senza forma definitiva, cosĂŹ come non ha forma definitiva la vita che del âcorpusâ e del âvulnusâ è la materia prima.
Dalla relazione nasce lâidea di percorso espositivo come anche del percorso del pensiero che lo precede e vi abita. Che âun buon pittore è interiormente pieno di figureâ era una riflessione di Albrecht DĂźrer, ripresa da Salvatore Settis come esergo per un suo testo nel catalogo di Anselm Kiefer per la mostra a Palazzo Ducale a Venezia del 2022. Anche Kiefer ha sostenuto di pensare per immagini, aiutato dalla poesia.
Provando a diradare un poâ le nubi, insite nelle metafore, fare convergere media differenti è tipico della natura post-mediale del sentire contemporaneo, anche quando si tratta di pittura-pittura, come nel caso del Corpus et Vulnus di âiosonovulnerabileâ. Pittura, però, che ha bisogno di nutrirsi oltre la cornice della composizione, abitando un luogo forte, site-sensitive, come lâex Carcere Pontificio di Velletri, per mettere al âcentro la condizione fragilissima della realtĂ umanaâ, scrive lâautore; dando forma ad un pensiero-matrice di processi, come quello di Nancy, per ingaggiare, infine, un dialogo rigenerante che si avvia nel momento espositivo.
Per questo, si può parlare anche di una sensibilitĂ âperformativaâ aldilĂ della grammatica troppo stretta dei linguaggi, perchĂŠ anche le opere possono funzionare come performer in un campo di relazioni da esse attivate. Siamo stati abituati ad introiettare la pittura come una realtĂ sacrale insondabile ed autosufficiente, da guardare da lontano, quasi fosse unâisola dove non si può sbarcare. Mentre âveder dipingere â sostiene William J.T. Mitchell nel suo Pictorial Turn â è veder toccare, vedere i gesti dellâartista, ecco perchĂŠ â deduceva Mitchell â è proibito in modo tanto rigoroso toccare le teleâ.
Lavorare sullâesposizione, invece, come fosse un racconto anche biografico che rende la posizione dellâautore in un campo problematico di relazioni, è un modo di svelare il lavoro facendone sentire il processo e quindi la vitalitĂ . I media visuali non esistono, ha sostenuto ancora Mitchell, volendo argomentare che non ci sono media âpuriâ, poichĂŠ i nostri sensi non possono agire in maniera autonoma, essendo noi dentro un corpo-organismo.
Corpus et Vulnus di âiosonovulnerabileâ formano un organismo senziente e comunicante i cui segni non sono certo illustrazioni astratte di concetti ma concetti-matrice essi stessi, in quanto parti costitutive di un organismo vivente e proliferante.
Prof. Franco Speroni, scrittore, storico e critico dâarte, docente di storia dellâarte contemporanea e storia e metodologia della critica dâarte allâAccademia di Belle Arti di Roma.
Anche io errando ho compreso. Fallendo ho trovato le parole. Ho fatto un passo indietro e, in questa condizione di esile evidenza, mistero e bellezza, posso raccontarvi, ora, della nascita e del mutevole andare, posso narrare di una âstoria dâamoreâ che contiene e conserva il segreto del nome proprio ed appare nella sua dimensione inequivocabile di corpo e pelle.
Gli âOrganismi Artistici Comunicantiâ di Sergio Mario Illuminato sorgono alla vita in una relazione di dichiarata reciprocitĂ che assume le sembianze di un processo di reiterato antagonismo.
Ă un dialogo accorato, uno scontro senza difese, una danza inerme: tra lâartista e il prolungamento del suo braccio, derivazione essenziale della sua consistenza, continuum tra lâessere umana fattura e il mondo, un tessuto di visioni, respiri, desideri.
Nel momento dellâorigine, nellâemettere il primo vagito, ogni pigmento, ogni piccola porzione di materia subisce la biologica esistenza, aggiunta e sottratta dalla fortezza creatrice di chi lâha da sempre pensata, voluta, amata.
Ma in quel medesimo istante si erge dalla terra, scopre la sua innata autonomia, costringe il suo artefice alla resa. Non è una lotta impari e lâartista, prefigurando prossimi accadimenti, si ritrae, ammette la sua erranza, impasta il fallimento con i colori, con i filamenti, con le sostanze, incapace di sfuggire a quello che ha sempre saputo.
Ogni elemento diventa corpo, pelle, organo: in lui tutto si deteriora, tutto decade, tutto si decompone, tutto si ricostruisce e si rigenera, tutto si rinnova al passaggio del sole e della polvere, del vento e delle piogge, della stessa aria nella sua composizione di azoto, ossigeno, argon, anidride carbonica e di quegli altri microscopici elementi che assumono la conformazione di mari, di territori, delle attivitĂ molteplici sulla superficie.
Ogni Organismo riconosce la sua qualitĂ costitutiva, un âTessuto-Trama-Cosmicaâ che respira la fragile essenza di quanto realizza: scopre di essere dispositivo culturale dellâessere natura, meccanismo di comunicazione con chiunque voglia sfiorarlo, osservarlo, toccarlo.
Si metamorfizza in luogo di veritĂ e si avvicina al sottomondo del sublime, dellâeterno spirito che sottende le ere. Spogliato dalla semplice valenza estetica, prende coscienza della sua intima solitudine sopprimendo le distanze, giungendo ai silenzi e alle narrazioni, facendo spazio a tutto quello che non è sĂŠ, che da lui si distingue.
Diventa sogno del comune e traccia futuri possibili, ri-creando, ri-parando, ri-nascendo, emergendo dal presente, dallâhic et nunc, in una disperata volontĂ che illumina la nostra miseria.
Gli âOrganismi Artistici Comunicantiâ ci obbligano a guardare, pur sussurrando la nostra effimera libertĂ : impongono di tornare alla memoria, alle rovine delle nostre anime piccole, contenendo dentro i disperati tempi delle nostre vite e delle nostre labili comunitĂ .
Svelano lâamore-lâamare-lâamato di ogni singola fase del divenire, e parlano delle realtĂ friabili, vulnerabili che esperiamo in un ciclo continuativo di inizio e fine.
In ogni loro manifesta presenza, lasciano ad immagini altre, ad altre figure, azioni, voci; si radicano nello spazio, si permeano di esso, si conformano ai paesaggi, ne catturano le impronte, li congelano solo per un attimo in momenti sicuri, restituendone poi le impreviste trasformazioni, raffigurazioni, rappresentazioni.
E noi, spett-attori, co-creatori con lâopera e con lâartista, diveniamo parte dello stesso gioco di forze, e nello scambio simbiotico di pelle, interfaccia interattiva di tensioni e percezioni, torniamo a quel giorno dimenticato quando, muovendo i primi passi, ogni caduta è ritrovamento di nuove conoscenze e inedite conquiste.
Re-impariamo a vedere, a sentire, a tendere, a intrecciare, a portare parole, estranee e incommensurabili, lontane dallâessere perfettibili: permangono e si perpetuano, senza timore di essere domande dâamore.
Tempo e spazio sono lâambito in cui si svolge la vita; al tempo stesso, possibilitĂ e limite.
Da sempre cerchiamo â o immaginiamo â un modo per evitare di restare costretti in questo spazio assegnato, in questo tempo limitato; ma poi desideriamo anche una gabbia in cui ripararci dal male del mondo, una protezione dal rischio di non esistere piĂš.
Spesso questi recinti, questi limiti hanno forma quadrata; ci appare piĂš semplice, piĂš efficace, nel quadrato in qualche modo ci rassicuriamo. Forse per questo le opere dâarte hanno spesso assunto questa forma, recintando e definendo uno spazio allâinterno del quale esprimere la condizione di chi come noi â giĂ schiavi del tempo â cerca per questa via di usare lo spazio a suo vantaggio.
Ă ciò che pone in atto Sergio Mario Illuminato, che in quello spazio conquistato di VULNERARE attua una trasformazione alchemica usando il mondo materiale â pietre, colori, piante, oggetti e soprattutto, il fuoco â per giungere con lââOpera al Rossoâ allâobiettivo ideale dellâalchimia, il fine ultimo di chi perseguiva il superamento dei limiti della vita: lâeternitĂ , lâimmortalitĂ . Quella cancellazione del tempo che il mito relaziona al dormire e â soprattutto â sognare sui sepolcri dei propri antenati, che consentirebbe per tale via di comunicare con loro. E questo ancor piĂš durante il solstizio dâestate, quando il sole non disegna piĂš ombre sul mondo; poichĂŠ il tempo proprio dalle ombre viene testimoniato e reso visibile, si verifica in tal modo la stasi del tempo, e lâannullamento della distanza tra chi è stato presente nel passato e chi lo è oggi.
Ciò è anche alla base della fascinazione che su di noi esercitano le rovine (molte opere di Sergio Mario Illuminato sono rovine del presente, desiderati ruderi attuali); la percezione di presenza, il poter toccare, entrare in contatto con qualcosa che ha visto un tempo distante dallâoggi ma esiste ancora, insieme a noi.
Il presente del passato che arriva a toccare il presente del presente, annullando cosĂŹ il tempo che si era frapposto tra i due, e dando cosĂŹ concretezza ad un desiderio fondamentale dellâessere umano.
Tempo e spazio sono lâambito in cui si svolge la vita; al tempo stesso, possibilitĂ e limite.
Da sempre cerchiamo â o immaginiamo â un modo per evitare di restare costretti in questo spazio assegnato, in questo tempo limitato; ma poi desideriamo anche una gabbia in cui ripararci dal male del mondo, una protezione dal rischio di non esistere piĂš.
Spesso questi recinti, questi limiti hanno forma quadrata; ci appare piĂš semplice, piĂš efficace, nel quadrato in qualche modo ci rassicuriamo. Forse per questo le opere dâarte hanno spesso assunto questa forma, recintando e definendo uno spazio allâinterno del quale esprimere la condizione di chi come noi â giĂ schiavi del tempo â cerca per questa via di usare lo spazio a suo vantaggio.
Ă ciò che pone in atto Sergio Mario Illuminato, che in quello spazio conquistato di VULNERARE attua una trasformazione alchemica usando il mondo materiale â pietre, colori, piante, oggetti e soprattutto, il fuoco â per giungere con lââOpera al Rossoâ allâobiettivo ideale dellâalchimia, il fine ultimo di chi perseguiva il superamento dei limiti della vita: lâeternitĂ , lâimmortalitĂ . Quella cancellazione del tempo che il mito relaziona al dormire e â soprattutto â sognare sui sepolcri dei propri antenati, che consentirebbe per tale via di comunicare con loro. E questo ancor piĂš durante il solstizio dâestate, quando il sole non disegna piĂš ombre sul mondo; poichĂŠ il tempo proprio dalle ombre viene testimoniato e reso visibile, si verifica in tal modo la stasi del tempo, e lâannullamento della distanza tra chi è stato presente nel passato e chi lo è oggi.
E poi di nuovo la scrittura, nascosta stavolta nei faldoni antichi, abbandonati, ormai inutili di processi passati, di condanne concluse con la fine del tempo in cui furono emesse; ma non sono pagine, sono vite di uomini che da quelle sentenze furono reclusi per anni, talvolta per sempre, in un quadro immobile di pietra costruito attorno a loro e alle loro anime.
Vediamo il dispositivo âDivieto di Fissioneâ di Sergio Mario Illuminato, spaccata, rovinata, ferita, una rovina affascinante nel suo essere lĂŹ a testimoniare lâincertezza, lâincredibile ineluttabile imperfezione della vita. Ma poi subito lâimmagine di un essere umano che disegna con gli arti i confini di uno spazio vivibile, cercando di dare un senso a un luogo che non ne ha. Forse è ciò che facciamo un poâ tutti, muovendoci nella nostra prigione non apparente, verso qualcosa che ci faccia sentire vivi davvero.
E in un altro dispositivo âCollisioneâ ecco un terreno solcato, inciso le cui infinite fratture suggeriscono anche lâidea di un qualcosa di fertile, di potenzialmente creatore di vita; un poâ come accade coi solchi in un campo.
A seguire, migliaia di fogli che sono persone, fogli come rovine restate a testimoniare lâassenza di chi è vissuto recluso nel presente di un tempo passato.
Compaiono ancora altre scritte, graffi nomi persone â i nomi sono persone â sui muri, e nelle opere di Sergio Mario Illuminato.
Una di queste è intonaco e colori stesi su una gabbia che è allo stesso tempo sbarre chiusura e supporto, sostegno. E poi ancora carta bruciata distrutta dal fuoco trasformata dal fuoco, Fenice che cerca una resurrezione dalle proprie ceneri, come fosse necessario â per vivere davvero â distruggere prima col fuoco la realtĂ apparente. Come si dovesse necessariamente attraversare quel rosso, il calore distruttore degli alchimisti verso la trasformazione definitiva, il Vero.
Ancora un quadrato, âLe Quattro Stagioni del Presenteâ, lâennesimo, stavolta si moltiplica in quattro campi quadrati e allo stesso tempo è una finestra. PerchĂŠ un quadrato può essere sia un limite che unâapertura. E una croce; davanti alla quale (o forse nella quale) ballano corpi che divengono croci, aprendo le braccia. Corpi che saltano, cercando uno spazio, una vita possibili, insieme; sono due, si aiutano abbracciano guardano amano e in questo loro essere insieme il dolore fonde, e cade in basso. Una danza che è possibile uscita, salvezza da raggiungere insieme, superando i limiti dellâegoismo, dellâisolamento, verso il desiderio di una unione dâamore che può salvarci, che deve farlo.
Danzano davanti a un quadrato, in una stanza chiusa, tentando di dare forma e senso al tempo e allo spazio.
E chissĂ che quella coppia danzante, quellââUno piĂš Unoâ non riesca a dar vita a qualcosa di nuovo, di inedito, a un âTreâ che non câera prima e di cui tanto sentiamo il bisogno nel nostro percorso di prigionieri; ci è necessario questo âTreâ che può nascere soltanto dal cercarlo davvero ma in due, e non da soli.
Creare il âTreâ può finalmente e veramente consentirci di uscire dalla gabbia del tempo e dello spazio. Un âTreâ che è il nostro vivere parlare cantare ballare suonare, ma insieme; che è il nostro correre amarci sorriderci guardarci abbracciarci anche avendo alle spalle una croce, ed è la nostra salvezza possibile. Una salvezza che è davvero tale perchĂŠ non sfugge al tempo o allo spazio, ma li interpreta, li usa; ed è ciò che accade nellâopera di Sergio Mario Illuminato.
Lâimmagine finale del film è il cortile quadrato (il quadro) del carcere, spazio e limite per i tanti che â nel presente di un passato lontano â lâhanno abitato in quellâunica ora in cui potevano tentare di donare ancora alla propria esistenza lo spazio del cielo. Quello spazio infinito sopra di sĂŠ che è la sola â ma fondamentale â differenza tra un cortile e una stanza. Quel cielo capace di farci sentire (o illudere â ma fa davvero differenza?) che avremo altro spazio, altro tempo, che non tutto è destinato a svanire.
Un cielo davanti agli occhi, da trasferire nel cuore; da conservare per quando la vita ci sembrerĂ una prigione senza uscita, un tempo concluso.
Ed è sotto questo cielo conquistato alla vista che il nostro essere vulnerabili, le nostre ferite diventano una testimonianza di vita possibile, come recita la scritta che appare sul muro alla fine del film: âvulnerabile dunque vivo, arte è amare la realtĂ â.
Forse davvero amare la realtà è unâarte; e lâArte lâunico modo, la sola nostra possibilitĂ di guardare davvero negli occhi la realtĂ , e noi.
Sergio Mario Illuminato è stato uno dei miei allievi allâAccademia di Belle Arti di Roma proprio un poâ prima che scoppiasse la pandemia e durante il lockdown.
Prima di praticare lâarte ha viaggiato su un binario culturale parallelo che gli ha consentito di rimanere sempre in sintonia con il dibattito artistico contemporaneo. Studiando e recependo molto di quel che si dibatteva nella scena internazionale.
Da attento osservatore, ha affinato il suo pensiero critico chiarendo con introspezione analitica le ragioni del suo sentire, facendo delle scelte ben precise nel variegato e vasto panorama dellâarte contemporanea.
Individua da subito i suoi maestri e riferimenti in artisti come Antoni TĂ pies, Anselm Kiefer e Claudio Parmiggiani e nutre la sua conoscenza con argomenti teorici e filosofici di studiosi e maĂŽtre-Ă -penser come Martin Heidegger, Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Gianni Vattimo, Maurice Merleau-Ponty, ed altri.
Ă attorno a questi riferimenti che prende forma e si sviluppa il suo linguaggio che tiene conto di ciò che è accaduto giĂ nella storia dellâarte recente ma individuando un percorso che ha una sua riconoscibile fisionomia.
Una poetica, la sua, che si nutre di dati e segni del tempo e dellâesistenza: un collegamento diretto fra arte e vita della quale coglie a tratti non solo lâenergia e lâesuberante vitalitĂ , ma anche la sua dolorosa agonia, precarietĂ e fragilitĂ .
E non a caso Sergio Mario Illuminato volge la sua attenzione verso luoghi che accolgono disagio e sofferenza, come lui stesso dice, Cattedrali contemporanee della vulnerabilitĂ : carceri, manicomi, ospedali, barconiâŚ
Ed infatti il suo progetto espositivo Corpus-et-Vulnus si inaugura proprio nelle stanze dellâex carcere di Castello a Velletri.
Sergio Mario Illuminato ha colto immediatamente il valore semantico ed il fascino inquietante e controverso di questo imponente edificio, oggi abbandonato ed in degrado, dove si trovano disordinati, caotici ed accatastati molti fascicoli dâarchivio del tribunale. Vite cancellate, disperse e annullate, tracce di umana esistenza, di indicibile disperazione trascritte in fascicoli in rovina.
Ă in questo contesto che si chiarisce meglio il senso del suo lavoro che mette in stretta sintonia estetica ed etica.
Nulla di decorativo ed estetizzante è in questi lavori, ma anche nessun compiacimento ed ammiccamento ideologico. Nessuna tentazione narrativo-giornalistica e nessuna volontĂ di rappresentazione simbolica anzi un vivere la pittura nel suo linguaggio elementare, primario ed originario formaâluceâcoloreâmateria che obbedisce alle ragioni specifiche e proprie della pittura in sĂŠ, scevra da inutili formalismi ed atteggiamenti mentali di retorica e di pretestuoso impegno.
Recupera quei riferimenti ormai storici dellâinformale, e dentro questâarea, questa fenomenologia introspettiva e meditativa, ha intrapreso il suo viaggio pittorico ricco di imprevedibili accadimenti ed in ascolto delle ragioni profonde dellâuomo.
E questo ascolto è registrato ed impresso nelle trame e sedimentazioni di questa pittura che senza infingimenti e proponimenti sorprende per i suoi esiti poetici e per il senso di avventura.
Prof. Giuseppe Modica, pittore e docente di pittura allâAccademia Belle Arti di Roma
Siamo tutti studenti. Anche chi è ormai professore, se prende sul serio la propria condizione e il proprio ruolo, è uno studente. Non si finisce mai di imparare e non ci si può mai accontentare di quel poco o quel tanto che si sa o si crede di sapere.
Per questo mi sono permesso dâintitolare questa mia riflessione sullâopera di Sergio Mario Illuminato in questo modo solo in apparenza provocatorio.
Tecnicamente, Sergio Mario Illuminato è stato un mio studente, ma i miei studenti sono i miei docenti perchĂŠ da loro imparo a capire come è meglio fare per raccontare quel poco che so. Non insegnare, raccontare. Poco o nulla si può insegnare e Socrate lo ha spiegato a tutti perchĂŠ per sapere qualcosa, qualunque cosa, bisogna guardarsi dentro e cercare lĂŹ quel che ci sembra di vedere fuori di noi. Se non lo dovessimo trovare, non saremo mai in grado dâimpararlo.
SantâAgostino lo ha scritto a chiare lettere nel De vera religione: Noli foras ire, in teipsum redi, in interiore homine habitat Veritas (XXXIX). CosĂŹ, impariamo lâuno dallâaltro a guardarci dentro.
Sergio Mario Illuminato, che non sembra avere un cognome casuale (nomen omen, ossia ÂŤun nome un destinoÂť), ha interpretato questa massima facendola diventare un metodo di lettura di noi stessi e della realtĂ , nonchĂŠ un movimento dâarte perchĂŠ, guardandoci dentro non possiamo fare a meno di constatare che siamo fragili.
Ha cominciato con la tesi di laurea, intitolata Corpus et Vulnus e poi ha continuato con mostre e iniziative varie, sempre nel solco di Duchamp, come Vulnerar(t)e che è il percorso mai chiuso nÊ da chiudere perchÊ corrisponde alla vita.
Lâultima iniziativa in ordine di tempo è stata presso lâex Carcere Pontificio di Velletri â un luogo di oltre mille metri quadri costruito nel 1861 dalla famiglia Romani ma oggi abbandonato â messa in opera da un gruppo di studenti, tecnici di pittura e scultura dellâAccademia di Belle Arti di Roma, nonchĂŠ da docenti, professionisti della fotografia, del cinema, della danza e della musica.
Ne è nato il progetto transdisciplinare âiosonovulnerabileâ che fin dal titolo ha il doppio valore di riferimento al complesso architettonico e a tutti gli operatori che lo toglieranno dallâoblio aggiungendo la loro fragilitĂ alla sua.
Infatti, il frammento, la memoria, la sinestesia, il doppio territorio esteriore e interiore, la metamorfosi e lâalchimia, sono gli ingredienti dellâarte di Sergio Mario Illuminato il quale, come un novello Viandante sul mare di nebbia, sosta al limite della propria anima per trasformare la realtĂ circostante nella materia incandescente delle sue tele.
La formazione artistica contemporanea non può piÚ limitarsi alla mera acquisizione di competenze tecniche; deve includere anche la capacità di interagire con un mondo globalizzato e in continuo mutamento.
In questo contesto, lâAccademia delle Belle Arti ha il compito di preparare gli studenti a diventare anche cittadini del mondo, capaci di utilizzare lâarte come mezzo di espressione, comunicazione e trasformazione sociale.
La partecipazione al progetto âiosonovulnerabileâ si inserisce in questa ricerca intensiva e personale, volta ad ampliare lâorizzonte culturale e creativo degli studenti di scultura, stimolando una riflessione profonda sul ruolo dellâarte nella societĂ contemporanea.
Andrea Emo sosteneva che lâarte è la trasformazione di una sensibilitĂ in unâattivitĂ ; trasformazione misteriosa, che è lâessenza stessa del pensiero. Arte come coscienza dellâazione.
La scultura intitolata âJonchets, o Sciangaiâ, realizzata dal gruppo di giovani artiste dellâAccademia di Belle Arti di Roma, rappresenta un esempio emblematico di questo processo atto a trasformare lâazione in coscienza.
In questa azione-coscienza risiede tutto il suo sviluppo essere-non essere: 41 bastoncini che, in rapporto dialettico e sinergico con gli altri dispositivi artistici collocati nella âforma e nello spazioâ del giardino-laboratorio e al cospetto del maestoso colonnato progettato dallâarchitetto italiano Luigi Moretti nel 1953, rendono riconoscibile e distintivo lâintuito dellâartista, che è lâintuito del presente: non arrendersi di fronte alla complessitĂ del mondo.
Attraverso la ricerca artistica promossa da Sergio Mario Illuminato, gli studenti sono immersi in un processo dinamico e integrato che funziona come strumento di dialogo e integrazione con una varietĂ di linguaggi creativi, coinvolgendo le istituzioni di supporto al progetto e affrontando tematiche critiche e interculturali.
Lâimportanza della ricerca transdisciplinare senza scopo di lucro di âiosonovulnerabileâ risiede nella sua capacitĂ di superare i confini nazionali e abbattere le barriere tra lo spettatore e lâopera dâarte, consentendo cosĂŹ di costruire, dallâItalia, una comunitĂ artistica internazionale in grado di esplorare le sfide del mondo dellâarte contemporanea.
Il Museo archeologico nasce nel contesto di un piĂš ampio progetto di recupero e riqualificazione funzionale della seicentesca Villa Altieri, varato dalla Provincia di Roma â oggi CittĂ metropolitana di Roma Capitale â a partire dal 2010, e finalizzato alla costituzione del âPalazzo della Cultura e della Memoria Storicaâ.
Con lâimpegnativo progetto di restauro si è inteso istituire un polo culturale polifunzionale, da adibire a sede della maggior parte dei servizi culturali dellâEnte: dalla collezione storica degli Altieri, raccolta nel piano terra musealizzato ad hoc, dove sono situate anche le sale per le esposizioni temporanee, alla Biblioteca istituzionale e allâArchivio Storico, organismi viventi collocati al secondo piano della struttura.
La grande sala conferenze per gli eventi culturali è stata invece allestita nella Galleria del piano nobile, il cui accesso in facciata è favorito dalla magnifica scalinata a doppia rampa semicircolare realizzata da Giovanni Antonio De Rossi, architetto di casa Altieri, cornice della fontana dei Tritoni e dei Delfini.
Dal 2018, data di apertura al pubblico della nuova realtĂ museale, alcune migliaia di ospiti hanno potuto visitare la parte musealizzata della Villa, dove è esposto quanto resta dellâantica collezione archeologica di famiglia, insieme a una presentazione del contesto archeologico di giacenza.
Un elemento di particolare interesse è la sopraelevazione vetrata della Loggia, che consente la visione della pavimentazione originaria in acciottolato di scaglie di basalto e dei resti delle strutture sottostanti di età romana.
Un impegnativo progetto didattico prevede inoltre servizi multimediali fruibili in loco e cicli di visite guidate specialistiche su prenotazione, concepite come itinerario gratuito tra diacronie e sincronie, dalle vicende della protostoria del sito sino ai giorni nostri.
Recentemente la Villa ha ospitato numerose esposizioni temporanee, nella direzione di una simbiosi tra arte classica e arte contemporanea.
Storia della Villa Altieri
Lâantica villa suburbana della famiglia Altieri, di cui rimane oggi il nobile Casino delle delizie e una porzione del giardino, fu edificata nei primi anni â70 del Seicento, nel momento di massimo splendore della casata romana, quando Emilio Bonaventura Altieri divenne papa con il nome di Clemente X (1670-1676).
Edificio di rappresentanza e villeggiatura della famiglia, la Villa visse una fase di prestigio tra XVII e XVIII secolo e fu meta del Grand Tour. I visitatori potevano ammirare i giardini con fontane, giochi dâacqua e il grande labirinto circolare di siepi di bosso.
Alienata nel 1858, la Villa entrò in una nuova fase quando passò a mons. Federico Francesco Saverio de Merode, che ne modificò profondamente la funzione, trasformandola in bagno penale femminile di Roma (1872-1897).
La struttura, destinata a ospitare detenute, visse una fase di sofferenza e sperimentazioni riabilitative, ma rimase segnata da una condizione di profonda inadeguatezza rispetto alla sua originaria funzione.
Successivamente fu trasformata in collegio per educande e poi in istituto scolastico, mantenendo una funzione educativa fino al 2010, quando il complesso è stato restituito alla pubblica utilità attraverso un intervento di riqualificazione.
Arte contemporanea e memoria storica
In unâepoca in cui la contaminazione tra arte classica e contemporanea non è piĂš vissuta come provocazione, si afferma la necessitĂ di superare le barriere tra linguaggi e tempi storici.
Il museo archeologico diventa cosĂŹ luogo di relazione dinamica tra memoria antica e produzione artistica contemporanea, favorendo nuove forme di lettura e produzione culturale.
In questo contesto, iniziative come Io sono Vulnerabile assumono un valore specifico, fondato sulla connessione tra spazio espositivo e tematica della vulnerabilitĂ .
Il progetto mette in relazione due âcarceriâ: quello pontificio di Velletri e Villa Altieri stessa, che conserva tracce della sua funzione detentiva originaria, creando un dialogo tra contenitore e contenuto.
La vulnerabilitĂ emerge cosĂŹ come esperienza storica, condizione umana e paradigma del mutamento del tempo, inscritto nei luoghi e nelle loro stratificazioni.
ROMA, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
ROMA, Museo di Villa Altieri
PARIGI, Istituto Italiano di Cultura di Parigi
VELLETRI, exCarcere Pontificio di Velletri
GLI ORGANISMI ARTISTICI COMUNICANTI
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MILIEU (286x184x05) foglie dâoro, pigmenti organici su tela con intonaci e contatore elettrico dâinizio secoloIl dispositivo artistico âMilieuâ presenta una composizione stratificata in cui materiali naturali e industriali dialogano. A sinistra, una bolla dorata si staglia su uno sfondo scuro e opaco, in contrasto con la sezione destra, piĂš luminosa e frammentata. Questa dualitĂ crea una tensione tra due mondi: uno chiuso e enigmatico, simboleggiato dalla bolla dorata, e uno aperto e caotico, fatto di frammenti di intonaco chiari e pigmenti organici, che evocano rottura e rinnovamento. Il contatore elettrico dâinizio secolo, posizionato tra i frammenti, diventa simbolo di temporalitĂ e memoria, come se registrasse il passaggio del tempo e le storie accumulate. La disposizione dei materiali e la loro eterogeneitĂ costruiscono un âmilieuâ â un contesto che raccoglie tracce di storia, vita e trasformazione. La bolla dorata rappresenta stabilitĂ e valore in un paesaggio mutevole e complesso. Le texture contrastanti e la gamma cromatica, dallâoro al grigio e al viola, creano una profonditĂ visiva che invita a riflettere sulla percezione di spazio e tempo. âMilieuâ esplora la relazione tra lâuomo e il suo ambiente, intrecciando elementi naturali e industriali, passato e presente, in un ecosistema visivo che riflette la complessitĂ dellâesperienza umana. Riproduzione, distribuzione o utilizzo vietati senza autorizzazione scritta dell’autore. |